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luca bergo blog

Cosa ne penso io? Penso che sia una caxxata. Scusate l’approccio “francese” ma adesso vi racconto perchè secondo me sono più i contro dei pro. Lo smartworking (o lavoro agile, anche se non è proprio la stessa cosa) sicuramente nel 2020 ha aiutato moltissimi a dare continuità produttiva e fin qui siamo d’accordo, anzi menomale che molte aziende hanno potuto lavorare in questa modalità.
Però, questa modalità di lavoro appunto, la trovo idonea ad una situazione emergenziale.
Perché dico questo?

Perché ci sono moltissimi motivi su cui dobbiamo ragionare.
Partiamo da un punto, anche perché sono talmente tante le cose da dire che parto da un primissimo punto e poi sviscererò tutto il resto che ho in testa e nei polpastrelli.
Tutti noi abbiamo bisogno di più spazio per la vita, e questo è vero, quindi viene semplice pensare che lavorando da casa, “pigiamati” o con la tuta sia più comodo, non si deve uscire, si è operativi in modo molto più rapido, ma non è questo che lascia più spazio alla vita, perché lo smartworking è lavoro, e dovrebbe occuparci le stesse ore lavorative del lavoro in presenza (a parte gli spostamenti) se così non è o si sta lavorando meno o si sta lavorando di più.
Quindi se ci serve più tempo libero forse dovremmo provare a gestire l’operatività su 4 giorni settimanali invece che su 5 (in alcuni paesi lo stanno già sperimentando).
Questo si, darebbe più spazio alla vita e scommetto che se dicessimo a tutti "Se quello che fai in 5 giorni riesci a farlo in 4 il 5° giorno sei libero, diventerebbero tutti velocissimi"
Potrei quindi essere a favore di uno smartworking di 1 giorno a settimana, così da evitare magari eccessivi spostamenti da parte di qualcuno proprio tutti i giorni...

COSA SUCCEDE NELLE CITTA'

Lo smartworking rischia di cancellare le città così come le conosciamo adesso, già… perché le città (è nelle città che si concentra la maggior parte della popolazione mondiale) vivono e sopravvivono anche grazie a tutte quelle persone che per lavoro si muovono e che per lavoro occupano spazi differenti dalla propria abitazione, basti pensare alle edicole, negozi, ristoranti, bar, mezzi pubblici, etc.. tutte attività e servizi che beneficiano maggiormente delle persone in mobilità.
Qualcuno “poco lungimirante” potrebbe anche dire chi se ne frega, certo lo può dire, ma non sta facendo bene i conti con il suo futuro.
Un negozio che incassa meno è un negozio che rischia di chiudere, un negozio che chiude non vende più i prodotti di qualcuno che li produce e che a sua volta avrà un calo del fatturato. Magari il suo migliore amico lavora proprio per quell’azienda che venderà meno e che magari perderà lavoro insieme a quelli del negozio.

Qualcuno dirà si ma tanto oggi possono vendere online.
La risposta è “ni”.
Certo qualcuno potrà continuare a farlo, qualcuno oggi fa già più profitti online che nei negozi fisici, ma qui si apre un discorso molto complesso, perchè solo pochissimi sono in grado di fare volumi importanti online ed il mercato è comunque in mano a pochi grandi Player che nella maggior parte dei casi non versano le tasse nel nostro paese e tanto meno hanno una ricaduta positiva nelle città in cui quel negozio non esisterà più.
La vendita online porta valore soprattutto al “negozio online” ed al produttore, non possiamo immaginare un mondo senza negozi fisici semplicemente perchè fra i piaceri della vita sta anche il passeggiare, fare assembramenti, osservare, guardare, curiosare, che mondo sarebbe senza nutell.. ah no, volevo dire che mondo sarebbe senza uscire di casa?
Facciamo la spesa online, compriamo i vestiti online, lavoriamo da casa, wow, una figata.
Ragioniamoci un attimo per favore.
Con questo nulla da dire sui servizi online, ma ogni cosa al mondo deve avere il giusto peso e la vita deve prevedere anche la socialità.
Potrebbe anche essere che in un futuro (anche se spero mai) la maggior parte dei negozi fisici fuori dalle arterie principali chiuderanno,si arriverà magari alla nascita di soli negozi “vetrina” che faranno da testimonianza del brand, nel quale magari potremo solo vedere e provare i prodotti, poi una volta effettuato l’acquisto il commesso, o un software con intelligenza artificiale farà recapitare il prodotto a casa magari prima del nostro arrivo.
Ma questo non avverrà in tutte le città, ed in tutti i quartieri, probabilmente sarà così solo per i centri più importanti.
E per tutto il resto?
Meno negozi e meno attività “su strada” meno gente che si muove vuol dire anche meno sicurezza.
Ne sono già una evidente prova le città di quei paesi che hanno subito grosse crisi economiche.

LO SPOSTAMENTO DELLA RICCHEZZA

Sento molti dire,"se in quella città va meno gente non succede niente, circoleranno meno soldi lì e circoleranno nella città in cui risiede il lavoratore in smartworking, si chiama spostamento della ricchezza"

Ecco, “ni”, vedete… se quella città in cui c’è la sede dell’azienda che vi ha assunto comincia a girare meno ricchezza, e meno ricchezza poi si traduce in meno servizi e magari meno attrattività, anche l’azienda che vi ha assunto potrebbe risentirne negativamente e per la legge dei grandi numeri potrebbe proprio capitare che dallo smartworking vi troviate solo nello smart.
Altra cosa interessante, sapete quante multinazionali hanno la sede nelle nostre città?
Tantissime, solo a Milano ce ne sono più di 2000.
Perchè mai dovrebbero mantenere sedi al di fuori del loro paese d'origine se non sarà più necessario avere uffici?

ASSUNZIONI

Proseguiamo il ragionamento.
Pensate che per un’azienda assumere un lavoratore in smartworking sia così bello e naturale?
Ve lo dico io, no, non è così.

Se posso far lavorare qualcuno lontano da me, allora non c’è alcune motivo per il quale io debba prendermene carico con una assunzione a tempo indeterminato, tanto vale avvalermi di freelance che sono molto meno onerosi e con i quali è più facile interrompere il rapporto.
Inoltre mettiamo anche il caso che io sia di principi “Olivettiani” perfetto, è così semplice assumere una nuova figura professionale e farla crescere in un team se sono tutti a casa?
Oggi la maggior parte degli smartworking ha funzionato perché i team erano consolidati, cosa accadrebbe in futuro senza la mancanza di rapporti solidi fra colleghi?
Da questo non potrà altro che derivarne un abbassamento della qualità lavorativa.

MA QUESTA E' SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG

Il problema dello smartworking è anche e soprattutto un altro.
Se le persone non servono più negli uffici ma possono stare a casa, allora possono stare in qualunque casa, e ben presto in qualunque paese.
Cosa determinerà questo?

Che nella maggior parte dei paesi occidentali i lavoratori verranno scambiati con lavoratori che costano molto meno dall’altra parte del pianeta.
Non penserete certo di essere i soli e i più bravi a fare quello che fate vero?
Esistono Indiani con 400 lauree, che lavorano anche di notte a un decimo dello stipendio del vostro.
Certo questa è una provocazione, ma non molto distante dalla realtà che potrebbe colpire tantissimi lavoratori.
Così come 50 anni fa nessuno avrebbe mai pensato che le fabbriche potessero essere delocalizzate oggi nessuno fa i conti che anche il capitale umano potrà essere delocalizzato e attenzione non solo a favore della qualità ma prima di tutto della economicità.
Questo “spostare ricchezza” può essere che la creerà altrove ma la farà sparire a casa vostra, generando un ennesimo sistema economico non sostenibile che inseguirà sempre e solo il minor costo.
Il mondo andrebbe ricostruito con meno sfruttamento e più qualità.

Qualcuno diceva la bellezza salverà il mondo, e forse aveva ragione.

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